SEMI • LA NASCITA DI UN BRAND

Quando all’inizio dell’anno mi sono presentata a Cristina e Federico per chiedere di essere supportata nella creazione del marchio SEMI, avevo ben salda un’idea soltanto: non avrei cambiato quel nome.
Da troppo tempo mi accompagnava, appuntato tra i quaderni del passato fitti di appunti per il futuro.
Sapevo però che il percorso per costruire un’identità visiva coerente prevede la messa in discussione delle certezze e un costante confronto per arrivare al cuore del messaggio visivo da comunicare.

Il nostro è stato un bel lavoro di concerto, ci siamo concessi un tempo lungo per l’affioramento delle idee, delle criticità e per una sana rielaborazione.
Inizialmente ho proposto come soggetto del logo il seme d’avocado, per natura composto da due metà.
Ho cercato di indagarne la forma in chiave grafica attraverso sperimentazioni pittoriche ma con risultati non convincenti.
Il processo creativo ci ha condotto poi, con un balzo, ad un altro seme doppio, speculare, ma leggero e in grado di volare: quello dell’acero.
Da un cassetto della memoria, è tornato in un flash il ricordo di quel seme di acero che ancora conservo, raccolto da terra sul viale della stazione e, in quello stesso punto, la risonanza premonitrice delle parole di un uomo.
Che in tempi non sospetti mi parlò di SEMI, quando io non ne avevo ancora coscienza.

Il blu cobalto si ispira al colore del cielo di Sibà, in una foto con gatto di Peppe D’Aietti del 15 aprile. E alla luna grande di Pantelleria, il cerchio.

Grazie a Playdesign per la professionalità, l’ascolto e la sintesi espressiva.

semi certificato brand

semi ingresso vetrina manifesti

DOVE SI TROVA SEMI?

SEMI è a Chiavenna, una piccola città nel ventre delle Alpi, in provincia di Sondrio.

Si trova al piano rialzato di Palazzo Pestalozzi-Salis, dimora della fine del XVI secolo.
Lo spazio affaccia sulla strada pedonale che attraversa in longitudine il centro storico, chiamata dai chiavennaschi “via de mezz”, ovvero “via nel mezzo”.
Nella porzione “alta” della via che è ora intitolata a Francesco e Giovanni Dolzino, ribelli dell’epoca risorgimentale, il civico di SEMI è il 101.
Curiosamente, in un documento della soprintendenza del 1959 dove per decreto il palazzo viene dichiarato di interesse artistico e storico, è riportato il civico 32, lo stesso del locale dove ho trascorso dieci anni con la precedente attività.
In un testo della Dott.ssa Annalisa Castangia si colloca invece il palazzo al civico numero 7.

semi chiavenna old photo

Sopra la porta d’ingresso, ricavata da una finestra come si può scorgere in una foto d’epoca, c’è un’insegna in marmo. I chiavennaschi la posarono nel 1880 per rendere onore a un uomo che in questo palazzo trascorse del tempo, secoli fa.
Ludovico da Castelvetro, filologo e critico letterario di origini modenesi, venne dichiarato eretico dall’Inquisizione nel 1560 e giunse per la prima volta a Chiavenna nel 1561, per cercare rifugio in terra che allora batteva bandiera protestante, poiché il contado era controllato dalle Tre leghe grigie.
Fondò uno scuola letteraria che richiamò in città intellettuali riformati da tutta l’Italia, tanto che venne a crearsi un nutrito e fertile cenacolo culturale.

Morì di peste nel 1571 ma, ad onor del vero, sembra che lasciò il respiro non in questo edificio, ma nella casa di un amico nei pressi di piazza Castello, poco distante. Il suo sepolcro venne ospitato per molti anni nel giardino all’italiana del palazzo, fino a che il monumento non venne venduto dall’allora proprietario al comune di Modena.

semi Chiavenna insegna castelletto





SEMI?

Quindi ci siamo.

Dopo mesi di attese e vacillamenti, trattative e tentativi, pandemia persino, SEMI è quasi pronto per aprire. Per schiudersi. Sta terminando la fase dei preparativi e si scivola nel futuro, più che mai incerto.

Una sfida nella sfida, come piace a me.

Ma dove si trova SEMI? E cosa sarà?

semi porta ingresso riflesso

VOI SIETE QUI + FREE BREATH

Foto di Sara Meliti

Il diritto naturale che dalla nascita ci appartiene, cioè quello di respirare liberamente, è ora in parte stato negato. Tutti gli esseri senzienti e non, devono respirare per vivere. Se ci tolgono quello siamo finiti, terminati, violati e schiavizzati.

Alex Sala

Sabato sono tornata con Sara Meliti al luogo dove mi sono impigliata, grazie a un’idea che mi ha fornito Alex Sala con il suo progetto condiviso dal titolo Free breath.

Da molti mesi non tornavo laggiù, ad ascoltare le voci dei polli prigionieri. Volevo essere presente, per invocare insieme a loro un respiro libero, una vita libera. Per tutt*.

Abbiamo trovato teli neri a schermare i loro corpi, la loro visione. Grandi maschere nere. Le voci erano agghiaccianti e disperate, come sempre. All’improvviso mentre ero seduta a terra ho udito un suono di passi alle mie spalle, in avvicinamento. E poi il rumore dei portoni del capannone in movimento, la serratura, le voci affievolite, soffocate. L’ora d’aria era finita.

free breath prisoners

Foto di Sara Meliti

free breath terra

Foto di Sara Meliti

free breath prisoners me

Foto di Sara Meliti

free breath me them

Foto di Sara Meliti

free breath doors closed

Foto di Sara Meliti