Venezia – Palazzo Mora
Venezia non è Venezia, senza i piccioni.
Da poco rientrata in hotel (Delfino). Oggi lo spazio era più caldo, in molti modi. Abbiamo lavorato di più, più intensamente, più in profondità. E, grazie allo scheletro, ai nervi, all’albero circolatorio, danzato. Ho bussato al muro disperatamente, camminato su una fune sostenuta da una minuscola ragazza cinese, sorretto il suo basculante bacino. Poi ho chiesto che qualcuno mi nutrisse, riempiendomi la bocca di spicchi di clementina. Che alla fine ho rigettato, lasciandoli scivolare, insieme alla saliva, fuori dalle mie labbra. Giacevano a terra, tra le mie gambe sul tappeto nero, come lucidi pesci in un mare ruvido di peli.

