E oggi, tre anni fa, sempre al Deposito del Vento:
Nello studio da Saul.
Le foto con il sole. Un’ansia strana. Incapacità di stare. Stare. Esistere e basta.
Tensione tra passato e futuro. Un velo di malinconia e tristezza.
Sono ancora lì, stese per terra. Mi manca la leggerezza di pensiero.
O la noia. Vorrei annoiarmi qui. Fino a fare buio. E poi luce.
Camminarci sopra? Forse sarebbe meglio la pressa. Ed il suo rumore.
Ma poi non ci sarebbe lo spazio per i vuoti.Dispersione non mi riesco a concentrare. Non riesco a sentirmi libera.
Piastrelle. Mattonelle.
Pantelleria. Come giocare a dama.
Piccole costruzioni come le stalle-Auschwitz dei polli. La batteria.
Giorni come contenitori di semi. Una serra? Un giardino?
Il faro come luogo di riferimento/obbiettivo.
Luce.
Un serra circolare. Senza inizio e senza fine.
Il tempo non è lineare ma circolare. Bergson.
Lo spazio del giardino d’inverno dell’Hotel Conradi Poste.I 35 spazi vuoti.
Come sono? Cemento? No seme.
Fatica nel creare.
Non dovrebbe essere così faticoso. Dovrebbe essere la cosa più facile del mondo.
Automatismo. Io lo forzo.Il mio peso.
Il peso del mio corpo produce pressione e immagini.
Seme + pressione = immagini.
Mattonelle in cemento.

