19 Agosto 2017 silvia

L’antico Amore di Trecchina per le pere

 

pere trecchina

Trecchina, 4 agosto 2017 – Sento il bisogno di andare, esco dal cancello. Prendo la prima svolta a destra, che dovrebbe farmi scendere e risalire la valle, per portarmi dall’altro lato. Quello che osservavo anche l’anno scorso, ancora inesplorato. Passo dopo passo avverto gli effetti del lavoro fatto sulla spiaggia e in acqua. Una piacevole sincronizzazione tra cuore, bacino e zampe posteriori. Dopo aver salutato due bianchi cani pastore, decido di chiamare Saul. Mentre sto con lui al telefono gli occhi scorrono liberi il paesaggio che si svela lentamente. Vedono la terra nei campi, rovesciata in volumi grigi cotti dal sole. Incontrano sguardi animali attraverso le maglie dei recinti. Si soffermano su foglie e cortecce, per tentare di riconoscerli. Registrano Noci, Fichi, Querce e qualche Castagno. Soprattutto appare straordinaria la presenza tanto  capillare e diffusa di Peri. Sono molto antiche e portano sui rami numerosi piccoli frutti dalle forme diverse. Come mai secoli fa gli abitanti di questo luogo avranno scelto, guidati da un sapere collettivo, di affidare alla terra e al futuro questa tipologia di coltura? Lo chiedo in diretta a Saul, che mi suggerisce l’usanza di produrre sidro, con quei frutti.

Dopo quasi un’ora di cammino, l’impressione è quella di percorrere un anello. Cerco segnali nelle montagne attorno a me.
La verità è che mi sono persa e non sono certa di essere sulla strada del ritorno. Congedo Saul, che mi rassicura dicendo che quando ci si perde si arriva molto lontano. Bella consolazione, penso.
Non mi fermo e trovo alcune case, sulla sinistra. Chiedo informazioni ad una signora che non si avvicina, tra noi i suoi due cani a proteggerla. Mi conferma che la strada porta a Trecchina.

Poco oltre, ci sono un uomo e due donne che parlano. Lui seduto vicino alla porta di casa, il volto arato dal tempo. Li saluto, proseguendo la mia marcia. Rallento, esito. Poi qualcosa mi fa tornare sui miei passi.

Grazie alla curiosità e alle pere, sono stata accolta da una grande famiglia.
Nonna Angela si è da subito preoccupata per me, che fossi sola, da dove venissi e in che direzione stessi andando.
L’incontro con gli innamoratissimi Mery e Alessandro ancora non cessa di stupirmi, per la folgorante spontaneità nel rimanere senza pelle, aperti e allo scoperto, nel raccontarsi e nel ritrovarsi. Una sera al tramonto mi hanno accompagnata in vetta al Monte Santa Maria, mostrandomi orgogliosi e addolorati la loro meravigliosa terra, piagata dagli incendi dolosi e dalla cieca superficialità degli interessi meschini. Il giorno della partenza hanno preparato una scatola pret a porter, stipata di Biscotti salati, ottimi, che loro stessi producono nel laboratorio di Trecchina.
Antonietta e Giacomo, genitori di Mery, mi hanno dissetata e nutrita, offrendomi generosamente ristoro e regalandomi i frutti delle loro piante: una campionatura di ben dieci varietà di pere.

pere trecchina aperte

P.S. Nonno Angelo ha risposto alla mia domanda: dice che le pere domestiche vengono da sempre mangiate, mentre un tempo da quelle selvatiche e amare si ricavava sidro.

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