SEMI è a Chiavenna, una piccola città nel ventre delle Alpi, in provincia di Sondrio.
Si trova al piano rialzato di Palazzo Pestalozzi-Salis, dimora della fine del XVI secolo.
Lo spazio affaccia sulla strada pedonale che attraversa in longitudine il centro storico, chiamata dai chiavennaschi “via de mezz”, ovvero “via nel mezzo”.
Nella porzione “alta” della via che è ora intitolata a Francesco e Giovanni Dolzino, ribelli dell’epoca risorgimentale, il civico di SEMI è il 101.
Curiosamente, in un documento della soprintendenza del 1959 dove per decreto il palazzo viene dichiarato di interesse artistico e storico, è riportato il civico 32, lo stesso del locale dove ho trascorso dieci anni con la precedente attività.
In un testo della Dott.ssa Annalisa Castangia si colloca invece il palazzo al civico numero 7.

Sopra la porta d’ingresso, ricavata da una finestra come si può scorgere in una foto d’epoca, c’è un’insegna in marmo. I chiavennaschi la posarono nel 1880 per rendere onore a un uomo che in questo palazzo trascorse del tempo, secoli fa.
Ludovico da Castelvetro, filologo e critico letterario di origini modenesi, venne dichiarato eretico dall’Inquisizione nel 1560 e giunse per la prima volta a Chiavenna nel 1561, per cercare rifugio in terra che allora batteva bandiera protestante, poiché il contado era controllato dalle Tre leghe grigie.
Fondò uno scuola letteraria che richiamò in città intellettuali riformati da tutta l’Italia, tanto che venne a crearsi un nutrito e fertile cenacolo culturale.
Morì di peste nel 1571 ma, ad onor del vero, sembra che lasciò il respiro non in questo edificio, ma nella casa di un amico nei pressi di piazza Castello, poco distante. Il suo sepolcro venne ospitato per molti anni nel giardino all’italiana del palazzo, fino a che il monumento non venne venduto dall’allora proprietario al comune di Modena.

